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Anche se forse non ci facciamo caso, ricorriamo sempre al respiro nei momenti difficili per poter avere subito un immediato sollievo.
Pensate a tutte le volte che avete sospirato quando eravate tristi, sbuffato quando eravate stanchi o arrabbiati, fatto un respiro profondo prima di un colloquio importante o di rispondere al telefono o di dire la vostra.Quante volte, in una situazione critica o nervosa abbiamo fatto dei respiri profondi e quante volte ci viene consigliato di respirare profondamente per sopportare meglio un dolore fisico?
Questo perché il respiro è fondamentale, non solo per la nostra sopravvivenza ma anche per le sue proprietà guaritrici e rilassanti. Il respiro è il soffio vitale, è il divino dentro di noi, è l'energia che sempre fluisce. Il respiro ci mette in contatto con la parte più vera di noi stessi e con le nostre emozioni: ecco perché lo tratteniamo quando non vogliamo sentire.
Avete notato che tratteniamo il respiro quando abbiamo paura? Che tratteniamo la pancia e abbiamo il respiro corto quando siamo nervosi o in situazioni di pericolo?

Purtroppo la frenetica vita moderna, lontana dai più lenti ritmi della natura, ci ha fatto dimenticare il vero significato del respiro e che dobbiamo a far fluire il respiro dopo uni spavento o una situazione di stress! Ormai la maggior parte di noi, senza accorgersene, trattiene il respiro o non respira bene e consapevolmente per la maggior parte del tempo , negando al corpo e alla mente i benefici di una corretta respirazione.
La respirazione, con i suoi due movimenti di “inspirazione” ed “espirazione”, è uno strumento che serve a liberare le nostre energie vitali aprendoci la via ad un percorso di guarigione che raggiunge i lati più profondi del nostro essere.
Inspirare vuol dire riempirsi di energie vitali.
Espirare significa svuotarsi, essere liberati.
La maggior parte di noi però non presta molta attenzione a questo prezioso movimento che, per fortuna, è involontario, precludendosi così la possibilità di utilizzarlo come strumento di guarigione. Soltanto attraverso una graduale e crescente “consapevolezza” del continuo cambiamento dei nostri ritmi respiratori in relazione ad eventi ambientali, emozionali, fisici, si potrebbero “risvegliare” i nostri poteri respiratori di guarigione.
Da tempo abbiamo perso la nostra innata capacità di una “respirazione naturale” tipica dei neonati e dei bambini durante i loro primi anni di vita ed abbiamo acquisito una “respirazione normale”, ossia artificiale e superficiale, che diminuisce la capacità funzionale del nostro sistema respiratorio a circa 1/3 della sua capacità.
Per riappropriarci della nostra “respirazione naturale” è fondamentale, innanzitutto, prendere coscienza di com'è il nostro respiro, quanta energia possiede, se è lieve e superficiale oppure se è intenso e profondo. Come viene di volta in volta modificato dalle emozioni? Accelera, rallenta, si può apparentemente fermare?
Una grande guida spirituale dei primi del ‘900, G.I.Gurdjieff, diceva che “se non si ha padronanza della respirazione, non si può avere padronanza di nulla” e sosteneva fermamente che, in mancanza di una reale conoscenza del nostro organismo e dell’interrelazione tra respiro-psiche-soma, cambiare repentinamente il nostro modo di respirare può diventare estremamente dannoso.
Ecco perché è importantissimo partire non con l’imparare una “tecnica nuova”, ma con il conoscere le modalità e la qualità del nostro personale “respiro normale”, perché esso ci dice esattamente quello che siamo, come viviamo le emozioni e come le somatizziamo.